Ti conosco mascherina! 27 settembre Ospitaletto (Bs)

DOMENICA 27 SETTEMBRE dalle ore 15 in avanti presso l’Agriturismo-Vivaio Garbellini.it (info: www.vivaiogarbellini.it ) che si trova a poche centinaia di metri dal casello Ospitaletto lungo la Milano-Venezia, il FOLK LAB BRESCIA organizza una suonata alla buona con tutti quelli che hanno voglia di suonare folk, ballare, ascoltare, divertirsi. Si suonerà tutti insieme, in modalità acustica e tutti potranno partecipare liberamente. L’unica richiesta è lo stretto rispetto delle norme AntiCovid e quindi tutti saremo dotati di mascherina e vedremo di mantenere le distanze interpersonali di sicurezza. L’Agriturismo Vivaio Garbellini che ci ospita è dotato di un parcheggio molto ampio e di un grande salone in grado di ospitare molte persone per cui la suonata si farà anche in caso di maltempo. Nell’Agriturismo è possibile anche pranzare o cenare e, nel corso della suonata saranno disponibili salamine e simili. Per prenotazioni per pranzo e cena Elena 327.546.58.91, C’è anche la possibilità di prenotare lo SPIEDO a 15 euro con tre giorni minimi di preavviso sempre alla Elena.L’ ingresso è ovviamente libero, con la sola condizione essenziale ed INDEROGABILE della mascherina sanitaria obbligatoria e del mantenimento delle distanze di sicurezza.

Op-Sa! Folk al tempo del virus

Un’alternativa a stare sul divano? Vi propongo 5 incontri di danze popolari internazionali pensati per ballare folk seguendo le norme per la prevenzione del Covid 19, il sabato pomeriggio a Rezzato (Brescia)

Il corso è adatto a tutti e proporrà un repertorio di danze dalla penisola iberica ai Balcani ed altre regioni, mantenendo il distanziamento fisico. NON E’ NECESSARIO ESSERE IN COPPIA. Essendo incontri a numero chiuso (max 7 persone) si richiede la PRENOTAZIONE e la PRESENZA, per dare a tutti la possibilità di partecipare. INFO: mail 16fandango@gmail.com o whatsapp 3407781096.

Orario:
primo turno dalle 15 alle 16
secondo turno dalle 16.15 alle 17.15
NON è NECESSARIO essere in COPPIA
Portare SCARPE COMODE

c/o Cipiesse – via Prati, 59 – Rezzato

Perché imparare la danze popolari?

  • Sono super divertenti e alla portata di tutti
  • Consentono di mantenere il distanziamento fisico senza perdere la socialità
  • Sono un’alternativa al tapis roulant della palestra
  • Ci fanno viaggiare con il cuore e con la mente
  • Nell’attesa che si torni a ballare liberamente perchè non imparare qualcosa di nuovo?

Per semplificare l’organizzazione della giornata vi chiediamo di rispettare alcune semplici regole:

Potrà essere rilevata la temperatura corporea, impedendo l’accesso in caso di temperatura > 37,5 °C.

Si prega di osservare il distanziamento e di lavarsi e disinfettarsi le mani con frequenza.

Ognuno potrà occupare una sola sedia ed eventuali golf, asciugamani andranno riposti in una borsa personale.

Non si possono condividere bicchieri o bottiglie; si possono usare borracce personali.

Buona danza e buona vita a tutti


Musica, passione e professione. La risposta di Jean Luc Stote alle critiche sulla Festa della musica

“Musica, Salta la Festa? Bene” è la lettera firmata dal Sig. Francesco Rizzi, pubblicata il 7 Maggio da Bresciaoggi.
In risposta al Sig. Rizzi sono state pubblicate domenica le lettere di Laura Castelletti e Alle B. Goode. So che sono arrivate altre lettere come quella di Paola Ceretta di Musical-Mente che però come la mia non sono state pubblicate. Questa è la mia risposta:

Egregio Direttore,

In qualità di presidente dell’Associazione Festa della Musica Brescia, vorrei rispondere alla lettera del Sig. Francesco Rizzi dal titolo “Musica, salta la festa? Bene”.

Non ho mai preteso che la festa sia gradita da tutti, ma mi dispiace quando, come in questo caso, non si è evidentemente capito lo spirito della manifestazione.

La Festa della Musica nasce in Francia nel 1982 e diventa europea dal 1995. In Francia, “Fete de la Musique” è uno slogan omofono che è un invito a fare festa ma anche a “fare musica” (Faites de la musique). Le regole sono semplice. Quel giorno si suona gratis. Chi si iscrive, suona. Non viene fatto nessun tipo di selezione. Mi si attribuisce spesso il titolo di direttore artistico, titolo che rifiuto perché un direttore artistico fa delle scelte, cose che in questo caso non faccio. Costruiamo soltanto il puzzle che permetterà a tutti quanti di partecipare e esibirsi.

Fra gli iscritti, 80% si dichiarano dilettanti, 20% professionisti. Musicalmente sono presenti tutti i generi: dalla musica colta alla musica elettronica, via rock in tutte le sue sfumature, jazz, musica etnica, ecc…

Il Sig.Rizzi dichiara che: “quest’anno sarà risparmiato lo spettacolo sconcertante di musicisti improvvisati che oltre a produrre decibel in più null’altro sa fare”. Non mi è difficile riconoscere che tutte le esibizioni non sono di livello eccelso, ma riassumere la festa della Musica a questo elemento mi sembra molto riduttivo. Leggendo le righe del Sig. Rizzi, saranno sicuramente stati felici di scoprire che sono musicisti improvvisati, i musicisti che si sono esibiti sul palco gestito dal Conservatorio di Brescia o da accademie come Musical-Mente o quelli del palco di “Volume Up” curato da Marco Obertini che ogni anno propone gran parte della crema della scena indie locale, con formazioni che hanno anche raggiunto una fama a livello nazionale. C’è anche il palco della Latteria Molloy, (cosi scarsa che per 2 anni è stata eletta e premiata come migliore locale “live” italiano dai musicisti e addetti ai lavori), che ospita anche gruppi di livello nazionale che arrivano da altre città, ma che decidono quel giorno di regalare la loro musica alla città di Brescia. Sui 2 palchi dedicati alla musica elettronica (Castello e parco Castelli) si esibiscono anche artisti stranieri di livello internazionale. Siamo orgogliosi di ospitare certe eccellenze, che poi possono piacere o meno, ma che difficilmente possono essere qualificati di musicisti improvvisati o di scarso valore, ma mi rende ancora più felice in realtà, perché perfettamente consone allo spirito della festa, il palco di un quartiere che riesce a dare spazio quel giorno alle sue realtà. Sono personalmente ancora più orgoglioso di dare ogni anno l’opportunità a 20 / 25 gruppi o solisti di salire per la prima volta su un palco. Non tutti avranno lo stesso livello o talento, ma ci interessa più di tutto, la passione con la quale i musicisti partecipano alla festa.

Se ci spostiamo un attimo in ambito sportivo, il discorso fatto dal Sig. Rizzi vorrebbe dire che ad esempio a calcio hanno il diritto di giocare soltanto chi è in grado di militare in serie A. Sicuramente chi gioca nelle categorie inferiore non ha di certo lo stesso talento e qualità di un Ronaldo o un Messi, ma penso che può comunque essere mosso dalla stessa passione. Non penso che verrebbe in mente a nessuno di cancellare tutti i campionati minori o dilettanti perché scarsi. Più che il livello, quello che fa bene è la pratica. Per noi lo stesso vale in ambito musicale.

La festa della musica di Brescia, sin dal 2014, è la più importante festa della Musica in Italia e una delle più importante in Europa. Da tre anni, a sottolineare “lo scarso valore” della festa, il MIBACT ha deciso di affiancare l’associazione nazionale per la promozione della festa della musica in Italia. A gennaio, a Lodi, in una riunione a livello nazionale, il Mibact ha messo in evidenza che in tre anni sono triplicate le città che aderiscono alla festa, sottolineando che questo risultato non sarebbe mai stato raggiunto senza l’impatto che la festa di Brescia ha avuto a livello nazionale. Si può discutere sul livello dei talenti che si esibiscono sui palchi bresciani, ma nessuno può negare che la festa ha evidenziato lo straordinario fermento musicale presente in città. Di questo hanno preso coscienza i Bresciani. Ne hanno preso coscienza anche le istituzioni al punto che, per citare soltanto un esempio, Brescia è una delle rarissime città che ha ora in assessorato alla cultura una persona, per di più competente, Luigi Radassao, che si occupa di Musica.

La festa non ci sarà ma come sottolineato nell’articolo pubblicato mercoledì 29 aprile dal vostro quotidiano, o nell’intervista che ho rilasciata a Claudio Andrizzi e che avete pubblicata domenica 3 maggio, vogliamo approfittare di questo momento di inattività forzata per portare finalmente al centro dell’attenzione le difficoltà nelle quali si muove abitualmente l’intero mondo musicale, dai musicisti ai tecnici via i locali, festival, ecc…, difficoltà ulteriormente e pesantemente messe in evidenza dalla situazione attuale. Già precedentemente, l’associazione festa della musica ha messo in evidenza le difficoltà del settore in occasione di vari incontri fatti a Brescia o in altre città. Non è da ieri che personalmente metto in evidenza il problema della riconoscenza delle professionalità nel mondo della musica, dai musicisti ai tecnici, che sono purtroppo spesso da considerare i precari della precarietà. In questo caso il Sig. Rizzi, evidentemente non s’informa a sufficienza ed è abbastanza grave quando poi va ad affermare cose non veritiere nei confronti del Vicesindaco Laura Castelletti. Da quando è nata, l’associazione si è spesso confrontata sul tema con Laura Castelletti e possiamo affermare senza condizionale che ha veramente “a cuore la musica”.

Proprio in collaborazione con l’assessorato alla cultura di Brescia, abbiamo l’intenzione e siamo già al lavoro per organizzare in autunno, a MO.CA, un incontro a livello nazionale sul tema del lavoro in ambito musicale, professione così dette “atipiche” ma che vogliamo finalmente vedere riconosciute come tale, cioè lavoratori ai quali devono essere riconosciuti diritti da lavoratori. Colgo l’occasione per informare il Sig. Rizzi, che Laura Castelletti è già stata impegnata in queste settimane in vari incontri da Lei promossi con realtà locali per evidenziare i vari problemi e elaborare una serie di proposte. Sappiamo che il potere decisionale sull’argomento non è locale ma siamo convinti che partendo da una realtà locale forte si può anche pesare a livello nazionale. Invitiamo, se ne ha voglia il Sig. Rizzi a partecipare a questi incontri perché più che di sapere che la festa “ non è il modo di promuovere e diffondere la musica”, ci farebbe molto piacere conoscere quali sono i suoi suggerimenti… se ne ha…

Jean-Luc Stote

Quando torneranno le condizioni torneremo ad incontrarci. Tutti bravi nel momento della crisi a battere le mani ma sulla lunga distanza chi si ricorderà dei lavoratori e degli appassionati del mondo dello spettacolo, della musica, dell’arte che vivono sempre in bilico senza tutele?

Per chiudere due video:

DANZE POPOLARI A BRESCIA dagli anni ’80 al 2020

DANZE POPOLARI A BRESCIA dagli anni ’80 al 2020

Ho conosciuto le danze popolari nel 1979 a Milano, dove vivevo allora, e ho cominciato negli anni ’80 ad appassionarmi alla cultura, alla musica e al ballo tradizionale che in quegli anni veniva spesso definito “celtico”. Ho ballato con la passione che 1984 (4)un’adolescente mette nelle cose che scopre e che fa sue, ho frequentato festival e concerti, mi sono appassionata alla musica pur senza essere mai stata una musicista.

Provenendo da Milano non ho mai sentito come mia una tradizione in particolare ma mi sono lasciata trasportare dal mio orecchio e dai miei gusti, che spesso erano attratti da musiche molto diverse fra loro, dall’Irlanda alle Ande, dalla Grecia all’Appennino, dalla bombarda bretone al tamburello calabrese…ma soprattutto la musica tradizionale spagnola che purtroppo non aveva molta fortuna nel mondo delle danze popolari.

Nel 1986 ho iniziato a frequentare un ragazzo che abitava a Brescia e alcuni dei suoi migliori amici conoscevano le danze popolari e così mi sono buttata con passione nel nuovo mondo delle danze popolari bresciane. Il mondo del ballo e della musica popolare era composto soprattutto di giovani entusiasti che avevano la voglia e la curiosità di riscoprire le proprie radici.

Il gruppo storico che le insegnava era (ed è ancora) il Salterio, che propone corsi e organizza spettacoli in costume, animazione nelle feste e nelle piazze.  Il Salterio ha proposto in tutti questi anni danze popolari e coreografie che hanno avvicinato molte persone a tradizioni popolari di provenienze molto diverse fra loro. In un certo senso dall’attività di questo gruppo discendono moltissime delle danze e dei gruppi folk che ballano questo repertorio ancor oggi nella nostra zona.

Parallelamente c’erano diversi musicisti appassionati che hanno iniziato ad investigare sul repertorio delle proprie zone, uscendo dagli schemi delle più diffuse musiche da ballo che venivano trasmesse con le audiocassette. In quegli anni un bel gruppo di appassionati si è raccolto in Val Trompia, intorno alle attività culturali della cooperativa Arca di Gardone. Sono stati organizzati concerti strepitosi, anche con musicisti provenienti dall’estero; sono state fatte ricerche etnografiche per la Comunità Montana (maggiori dettagli li potrà dare Franco Ghigini, anima organizzatrice di questo movimento triumplino, suonatore di organetto e a detta di molte ottimo ballerino). Un folto gruppo di persone seguiva queste attività e si ritrovava per ballare, mantenendo vivo il repertorio locale di scottish, mazurche, walzer ed altri balli di coppia.

Gli anni’90 sono stati anni “ruggenti” con bellissimi momenti di danza, la partecipazione a festival, scambi con altri musicisti (ed anche con altri ballerini, anche se la danza era sempre un po’ la sorellina minore della musica popolare). Questo momento si è concluso poco a poco a causa dei vari impegni famigliari, lavorativi o personali dei vari protagonisti, lasciando per fortuna una traccia nelle registrazioni che si sono conservate. Il repertorio tradizionale della nostra zona è rimasto comunque sconosciuto (l’unico noto anche fuori provincia è quello di Bagolino, che però non è mai entrato nella musica da bagolinoballo) e poco amato dagli amanti delle danze folk, che per quanto riguarda l’Italia amano di gran lunga più la musica piemontese, emiliana, veneta, sarda o meridionale. Negli ultimi anni Guido Minelli e Marisa Padella stanno ripescando con un gruppo di amici quel repertorio ritrovandosi nel gruppo spontaneo del FolkLab che si trova al circolo Acli di Borgo Trento.

La spontaneità è invece più difficile da trovare nel mondo dei gruppi di danze popolari che si sono strutturati quasi tutti come associazioni e dove si è verificata una frammentazione, sia data dalla specificità del territorio molto vasto – piccoli gruppi si sono costituiti dalla zona del lago di Iseo fino alla Bassa Bresciana- sia per i frequenti dissapori che nascevano tra le figure più carismatiche dei vari gruppi.

In questi gruppi è prevalsa la parte più coreografica della danza popolare, che ben si identifica con l’aggettivo “folcloristico” sottolineando le caratteristiche più salienti e colorite di ogni danza e di ogni cultura. Le danze vengono ballate su basi registrate e spesso presentate in costume come spettacolo.

Il Salterio è rimasto il gruppo più importante e il più conosciuto fuori dalla provincia. country salterioAltri gruppi più piccoli sono Girovagando (Carpenedolo), Ritminfolk (Rezzato), Tsambal (Castiglione delle Stiviere), Sempreinballo (Castelgoffredo) ed altri; anche questi gruppi più piccoli dedicano gran parte della loro attività alla preparazione di spettacoli in costume. Le danze del Sud Italia, sempre più di moda negli ultimi vent’anni, sono la specificità di Passo Ballabile a Brescia.

Negli ultimi anni si sono affiancati a questi gruppi nuove realtà dove il folk non è più finalizzato solo alla realizzazione di ricostruzioni di danze in costume ma un momento di sano divertimento di gruppo. Presso l’oratorio di san’Eufemia è nato il gruppo Santa che balla, che ripropone in maniera più semplice e morbida le più diffuse danze italiane ed internazionali.

E poi sono tornati finalmente i giovani! Presso la Piastra Pendolina, spazio messo a disposizione gratuitamente dal Comune, si trovano a ballare i Giravoltati. 20190425_231700Prevalgono la contaminazione e la spontaneità, poco rispetto della tradizione stretta ma molta autentico entusiasmo per la scoperta di questo nuovo genere, il balfolk, con una smaccata preferenza per il repertorio francese ma aperti ai repertori più diversi, soprattutto dove si sente una musica trascinante e contagiosa. Amano nuovi arrangiamenti dove fanno capolino il rock e il reggae, e amano ballare con la musica dal vivo.

Alcuni musicisti interessati al repertorio tradizionale hanno negli ultimi decenni iniziato a cercare di compaginare la propria esperienza e capacità con le esigenze della danza e sono nate delle belle occasioni per ballare repertori non solo strettamente locali ma riuscendo a spaziare dai Pirenei al Danubio, dall’Irlanda al mar Egeo. Per fare dei nomi mi piace ricordare gli Hofoch e Hstofech, i Sunom che i bala, la Brescia Klezmer Orchestra e, da fuori provincia, Maurizio Diamantini, Mario Serraglio, Stefano Masera, Vittorio Grisolia e Alberto Rota, Alex Burati.  Ci avevano provato anche i Girasuonati, ma al momento l’esperienza è sospesa.2018 festa della musica

Negli ultimi anni a questo panorama si sono aggiunte delle new entries: le comunità straniere. Greci, Rumeni, Albanesi, Siriani, Indiani, Colombiani, Bulgari, Ghanesi – solo per citarne alcuni – hanno delle loro associazioni in cui ripropongono attività che li legano al ricordo della madrepatria (lezioni di lingua, cucina, musica, cerimonie, abiti tradizionali, celebrazioni di feste e riti, ecc) propongono anche lezioni di danze tradizionali, con lo scopo di formare gruppi per spettacoli. cropped-20190225_165555.jpgA volte questi gruppi entrano in contatto con gli amanti italiani del ballo popolare in uno scambio reciproco e arricchente, spesso però sono molto autoreferenziali e si scocciano se i gruppi italiani ballano o suonano le loro musiche. Il confronto è molto arduo e delicato, ma dal mio punto di vista è molto interessante.

Come ho accennato prima la danza è sempre stata la sorellina minore della musica popolare ma negli ultimi decenni anche alla danza si comincia a dare il giusto rilievo attraverso stage con ricercatori e coreografi specializzati su aree specifiche (che però non sono quasi mai quelle della nostra provincia). Diversi tra i ballerini sia giovani che meno giovani, viaggiano e frequentano i festival di danze e musiche popolari per poter imparare nuove danze o approfondire ciò che già si sa. E’ interessante vedere poi come i vecchi e i giovani ripropongono queste nuove esperienze: i più agées cercando la riproposta e il rigore filologico, gli juniores esaltando lo spirito di gruppo e la relazione umana. cropped-img-20180507-wa00061.jpg

Tutto ciò è possibile osservarlo a giugno durante la giornata della Festa della Musica organizzata dal Mibac, la più bella tra quelle italiane. In città ci sono diversi punti dove è possibile sentire musica tradizionale o, a seconda della sottolineatura che si vuole dare, etnica o folk. E la danza popolare diventa linguaggio comune che consente all’ascoltatore di partecipare in prima persona entrando in relazione sia con gli altri che con la melodia e il ritmo. E questo è ciò che piace fare a me, coinvolgendo chi mi è vicino nella danza.

Giuliana Mazzola