In evidenza

Intanto che si fa?

C’è chi, come il Salterio, condivide ricordi; chi, come Ritminfolk, assembla i video degli amici per mantenere vivi i legami; chi, come i Chorostates, propone contenuti culturali di spessore sulla tradizione della danza popolare…A me piace seguire un po’ tutte queste cose ma soprattutto mi piace mantenere le relazioni umane con chi condivide la mia passione. Il sabato pomeriggio si balla con OPA Zoom!

Non vi aspettare troppo, siamo un gruppo molto eterogeneo per provenienza e capacità.  Mi collego da casa mia, mi metto delle calze di colore diverso e faccio tanti ripassi perché penso soprattutto a chi aveva iniziato a muovere i primi passi nel folk.

Volete vedere il programma, i commenti, le scalette? Trovate tutto sulla pagina Facebook del Furbo Galiletto… e qui vi metto il link a un video con tre frammenti di danze, di cui uno con la bellissima voce di Stefania Serramondi dei Sunom che i bala.

E ci sono anche i tutorial!

Sempre in quest’ottica ho caricato sul canale YouTube del Furbo Galiletto una serie di tutorial supercasalinghi per non perdere la memoria. Se siete nella categoria dei bravi ballerini non siate troppo severi con me….non mi considero un’insegnante ma una passapassi e soprattutto mi piacciono le feste.

Questo periodo mi ha comunque permesso di avvicinarmi di più alla tecnologia e non vedo l’ora di riprendere a ballare in presenza continuando a diffondere gli appuntamenti tramite le piattaforme on line, per fare arrivare le attività del folk bresciano sempre più in là.

Giuliana

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8 marzo: folk in giallo, Tu Romnie

IL FOLK È SPAIATO E IN GIALLO PER L’ 8 MARZO 2021. Qualche riga per spiegare l’idea e per metterci del vostro se volete a vostra volta coinvolgere altri in questo matto 8 marzo. Ognuno sta inventandosi il sistema per coltivare le proprie passioni nonostante le restrizioni imposte dal contagio Covid e così anche il mondo del folk è approdato alle piattaforme on line.

Ecco qui il video per l’ 8 marzo 2021

Da Brescia è partito un piccolo appuntamento fra amici, familiarmente chiamato Folk del Calzino Spaiato, che pian piano facendo rete si è ampliato ad altre zone italiane (Mantova, Verona, Gorizia, Rovigo, Imola, Torino, Milano) e all’estero (Londra e Norimberga).
L’organizzazione è di Giuliana Mazzola, responsabile del blog Il Furbo Galiletto (sì, proprio così, non è un errore di battitura ma il nome di una simpatica polca della Val Trompia!), che ogni settimana prepara le danze da imparare o ripassare e coordina anche la presenza di qualche musicista dal vivo.

Per la Giornata della Donna il Folk del Calzino Spaiato sarà in giallo. Festeggeremo le donne con una danza che scatena l’energia e che esalta proprio la donna, una coreografia gipsy della musica balcanica Tu Romnie. Naturalmente essendo spaiati, cioè fisicamente lontani dai nostri compagni di ballo, potremo farlo solo on line, ma dalle Alpi agli Appennini e dal Tamigi al Reno i ballerini del Folk del Calzino Spaiato diffonderanno la loro giallissima energia folk per celebrare tutte le donne.
Cominciamo sabato 6 marzo ballando insieme su Zoom il pomeriggio ( il tutorial della danza è già pronto sul canale YouTube del Furbo Galiletto) tutti vestiti di giallo. Poi chi vuole, visto che l’isolamento si stringe invece che allargarsi, può farsi un video o una foto o entrambi , ballando o ascoltando la musica, o semplicemente ci faremo fare una foto sabato prossimo da Fabrizio… salutiamo i nostri amici e festeggiamo la giornata della donna come testimonial in giallo. Se volete la musica, le credenziali, informazioni scrivetemi e vi rimando tutto. 16fandango@gmail.com 

Giorno della Memoria 2021

Lettera al mio compagno di banco Andrea Levi

dopo tantissimo tempo che non ci vediamo ti scrivo per raccontarti come in questo giorno speciale la mia grande passione per la danza popolare quest’anno ha ricordato il Giorno della Memoria. Siamo tutti relegati in casa, ci sentiamo calzini spaiati e ci mancano i nostri compagni di un tempo… parto col ricordare negli anni scorsi gli interventi della Brixia Klezmer Orchestra insieme al mondo folk di Brescia. Abbiamo costruito insieme, musicisti e ballerini, dei momenti ricchi di emozione e densi di significato.

Inciampa, ricorda, danza era il titolo di quegli appuntamenti, dei flash mob che si svolgevano in diversi punti di Brescia, in prossimità delle pietre di inciampo. 

Le danze popolari sono la mia passione da sempre ma quando riesco a ballare con la musica dal vivo il cuore fa salti di gioia. È stato entusiasmante anche partecipare alle prove, chiacchierare con il direttore Angelo Baselli, riscoprire vecchie storie. La storia del re del Marocco, del popolo danese e di quello albanese, come quelle di altri “giusti” che si sono adoperati per salvare le persone ebree durante le persecuzioni naziste danno un po’ di fiducia nel mondo e ci indicano la strada.

Re Muhammad V

Sarà che mi piace viaggiare e che amo le cose diverse, ma fin da piccola ricordo di essere stata attratta dalla cultura ebraica. Non si tratta di cose astratte, ma dettagli molto concreti: ti ricordi la carovana dei cammelli che viaggiavano oltre il deserto sulla copertina della tua Bibbia? la musica, i nomi (Emanuele, Micol, Davide…) e i cognomi che sanno di terre lontane (Vaiskol, Ferrara, Effendi, Cohen, Venezia …). E la bellissima musica.

Sono state le danze popolari che mi hanno riavvicinato alla musica ebraica in generale e klezmer in particolare. Purtroppo, non è rimasto quasi nulla della danza tradizionale dopo il 1945 (la musica può essere tramandata anche da un pezzo di carta con le note, la danza no) e negli anni successivi sono stati i coreografi israeliani a ricostruire delle danze da riproporre alla comunità e in cui identificarsi culturalmente.

Io non conosco la musica ma la amo; negli anni ho comprato e raccolto tantissima musica tradizionale, tra cui ricordo i francesi Bratsch che riproponevano musica klezmer, e un bellissimo cd doppio prodotto dal Ministero della Cultura Spagnola nel 1992 per ricordare la cultura sefardita nel Cinquecentenario dell’espulsione degli Ebrei dalla penisola iberica. E poi è arrivato Moni Ovadia con il suo travolgente teatro e film con bellissime colonne sonore come Train de vie. La mia conoscenza della cultura klezmer è un patchwork!

Ritornando alla Giornata della Memoria ho amato rimettere un po’ in ordine questi ricordi nelle chiacchierate con Angelo Baselli. E ritornando anche alle danze ho amato vedere così tante persone partecipare e riempire letteralmente una piazza ballando. A Brescia, dove vivo ora, ci sono diverse realtà che si dedicano alle danze folk ma non capita spesso di vederle partecipare insieme. In quella giornata in cambio eravamo tutti là, davanti al conservatorio o in piazza Loggia, nelle strade del Carmine o in piazza Vittoria, senza un “cappello” particolare, ma tanti singoli che vogliono inciampare, ricordare, danzare.

Da circa un anno il distanziamento sociale (che brutta espressione!) ci impedisce di trovarci e come ti dicevo mi sento un calzino spaiato; con i calzini spaiati ho iniziato a ballare tramite le piattaforme on line con un gruppo di amici che mi segue ogni sabato e per questa ricorrenza abbiamo deciso di ballare una danza klezmer per continuare a ricordare. Un grande plauso va ad Angelo Baselli, direttore e ai musicisti della Brixia Klezmer Orchestra, che quest’anno ha suonato dal vivo partecipando al nostro OpaZoom!

Quest’anno va così ma spero che ognuno nel suo spazio continui a inciampare, ricordare, danzare o suonare. Non solo il 27 gennaio ma tutti i giorni, e non solo per gli Ebrei … io lo farò.

ciao Andrea, ti ricordo sempre con tanta simpatia.

Giuliana

Olentzero, mummers, kekatas, bubageri, kalanda: un’occhiata alle antiche tradizioni di Natale

Ringrazio Cristina Casarini, Atanasio Vlatso ed altri per uno spunto molto interessante sul Natale: non potendo incontrarci per ballare insieme hanno condiviso sui social alcune tradizioni legate a questo momento dell’anno che mi piace raccogliere e condividere su queste pagine. In questo momento di buio e chiusura i racconti degli altri illuminano lo spazio in cui siamo costretti.

Mummings: siamo in Irlanda  e in questo periodo dell’anno alcune persone (i mummers) con indosso maschere e costumi tradizionali, andavano in processione di casa in casa ballando, cantando e mimando alcune scene. Lo scopo di tutto questo? Esorcizzare gli spiriti maligni e far iniziare il nuovo anno all’insegna della fortuna e della prosperità. E anche per fare festa tutti insieme.

Il Natale e il Capodanno erano due delle occasioni in cui si svolgeva il mumming.

La tradizione, antichissima e riportata da codici manoscritti, sopravvive ancora oggi – esportata dagli emigranti anche in Canada – e consiste in una rappresentazione amatoriale pubblica in cui un gruppo di attori mette in scena il trionfo del bene sul male. La bravissima Loreena Mc Kennitt dedica una canzone a questa tradizione e nel video raccoglie alcune immagini storiche veramente belle.

Kekatas lettoni
Bubageri greci

Figure simili ai Mummers per l’aspetto li ritroviamo nella parte opposta dell’Europa, in Lettonia: sono i Kekatas e hanno un pur avendo un aspetto mostruoso girano di casa in casa benedicendo e scacciando gli spiriti maligni.

La tradizione è legata al solstizio d’inverno e si ritrova anche più a sud, in Bulgaria (Kukeri, legati però al carnevale, di cui parleremo un’altra volta) e in Grecia (Bubageri, in occasione dell’epifania e del capodanno ortodosso nella zona di Drama e Kozani).

Parlando di Grecia voglio condividere qui una bellissima cartina interattiva con i Kalanda (canti natalizi tradizionali) greci. Basta cliccare su ogni regione per ascoltare i canti di quella zona. Un lavoro davvero encomiabile! Più sotto la spiegazione di Atanasio Vlatso di questi bellissimi canti. I Kàlanda sono una tradizione che ancora oggi è viva in tutte le regioni dell’ellenismo! I ragazzi, ogni anno, alla vigilia di Natale, a Capodanno (festa di San Basilio che porta i doni) e all’Epifania, passano da porta a porta e cantano i Kàlanda. Questi canti hanno origine nella festa romana delle Calende e questa è la ragione per cui si diffusero come canti delle feste di dicembre. I Kàlanda sono una testimonianza continua e vivente della civiltà popolare bizantina che è stata tramandata fino ai giorni nostri. Sono canzoni che spesso nelle feste del paese si accompagnano anche da danze tradizionali e lodano la festa del giorno dopo e l’ospitalità del padrone di casa.

Canto di Natale del Ponto (Mar Nero) – Il canto di Natale della regione storica del Ponto (la regione nell’attuale Turchia nord-orientale che si affaccia sul Mar Nero, intorno alla città di Trebisonda) è diffuso anche nelle comunità greche della Crimea, dell’Ucraina, della Georgia (bellissimi gli Alilo georgiani!) e della Russia, che vivono intorno al Mar Nero, chiamato appunto dai greci Ponto Eusino cioè “mare ospitale”. In Grecia sono diffuse inoltre nei villaggi dei discendenti dei profughi del Ponto, (soprattutto nella Grecia del nord) provenienti dalle comunità greche che risiedevano in Turchia prima del 1922, quando dovettero scappare a causa del genocidio turco.   I bambini o i giovani del villaggio girano tra le case, spesso accompagnati dalla Lira pontica, uno strumento a corde, a recitare i Kàlanda in dialetto greco-pontino ricevendo in cambio frutta secca di cui la montuosa regione del Ponto era ricca. Oggi vengono offerti anche dolci natalizi e i padroni di casa li accolgono nel calore domestico. (Si ringrazia per la ricerca la Comunità dei Greci Ortodossi di Venezia)



E poi torniamo a ovest e vediamo che succede sui Pirenei …  Anche qui il buio e la luce si accoppiano in un personaggio che la Vigilia di Natale porta i regali ai bambini. Si tratta di Olentzero, un omone dalla faccia nera (fa il carbonaio) e vestito di stracci, con basco e pipa, che scende dai boschi per portare regali. Il suo aspetto trasandato ha un antico riferimento mitologico. Nelle zone basche si festeggiava nei giorni vicini al solstizio il rinnovamento della natura, celebrando il ritorno della vita. Olentzero è straccione e vecchio, perché il suo aspetto rappresenta il tempo passato che sta per morire. Pío Baroja, scrttore spagnolo di fine ‘800, nelle sue Memorie ci parla di un Olentzero per nulla piacevole, un essere che spaventava i bambini, una specie di Uomo Nero. Con il cristianesimo Olentzero da simbolo di rinnovamento della natura divenne il messaggero della nascita di Cristo, senza però cambiare il suo caratteristico aspetto. Olentzero oggi sfila seguito dai bambini a cui porta doni e dolcetti, avvicinandosi ora alla moderna figura di Babbo Natale.

Luce e buio anche dalle nostre parti. In alcune regioni del nord Italia, come il Trentino, il Friuli-Venezia Giulia, la Lombardia, l’Emilia e il Veneto esiste la tradizione legata a santa Lucia, il 13 dicembre, giorno della sua morte. I bambini le scrivono una letterina, dicendo che sono stati buoni e si sono comportati bene per tutto l’anno, e chiedendo in regalo dei doni. Preparano del cibo e delle carote sui davanzali delle finestre, per attirare la Santa e il suo asinello e poi vanno a letto perché se la Santa arriva e li trova alzati lancia loro della cenere o della sabbia negli occhi e li acceca. Lucia viene festeggiata anche in Svezia, con delle bambine che portano candele, ma Lucia è di Siracusa ed è in Sicilia che viene festeggiata in pompa magna accendendo grandi falò e portandola in processione, come racconta molto bene Ignazio Buttitta nel suo blog…

A questo punto non mi resta che augurare buone feste a tutti. Riballeremo insieme nel 2021.

DI CHE TRIBU’ SIAMO? Marina

Se ballo, è colpa di Gallina!

Alla scuola Montessori di via Arosio, che i miei figli frequentavano negli anni Novanta, il maestro di musica era un vulcano di idee e proponeva tante esperienze musicali ai suoi allievi. Tra queste, le danze popolari.

Durante le feste della scuola i bambini ballavano e alcuni genitori erano invidiosi: volevano imparare! Così il maestro, che si chiamava (e ancora si chiama) Roberto Gallina (zio di Maddalena Soler), predispose un breve corso serale per questi adulti interessati. Alla fine delle lezioni disse: “Io arrivo fin qui, se volete proseguire e perfezionare e divertirvi con le danze, potete andare all’Arci Bellezza!” E così feci.

Da quel momento, e per diversi anni, ho ballato, ballato, ballato, seguito tutti i corsi, frequentato festival. Piano piano ho scelto i repertori che più mi attiravano, primo tra tutti quello basco. Oggi non ballo più molto, ma non mi tiro indietro quando si tratta di… andar per basco.

In questo triste momento di distanziamento spicca la generosità di ballerini e musicisti che regalano il loro tempo per filmati e condivisioni online. Questo tiene viva la speranza che si ritorni presto a incontrarsi.

Marina Beretta

Zonaradikos

“…e la danza ben tenga!” Continuano gli appunti del gruppo Chorostates.

Thrace – Folkdance Footnotes
Tracia storica, comprendente anche Bulgaria e Turchia.

LA DANZA ZONARADIKOS La danza tipica per eccellenza della Tracia è Zonaràdikos. Le sue radici risalgono alle antiche feste dedicate a dio Dioniso come simboleggia il tipico andamento dei ballerini che formano una “spirale” piuttosto che un semicerchio; secondo la mitologia infatti, Dioniso entrava cosi, a proprio piacimento, nel mondo dei morti. Oggi viene ballata con vari passi da uomini e donne in Tracia occidentale (Tracia greca) e in altre regioni del nord dove si sono stabiliti i profughi greci provenienti dalla Tracia settentrionale (odierna Bulgaria) e orientale (odierna Turchia). E’ una danza su ritmo composto senario (6/8). Il nome è dovuto alla presa delle mani alle cinture dei danzatori (zonària). Quando i passi sono più “strisciati” la danza prende il nome Dùssikos invece quando il ritmo accelera e i bassi diventano più veloci e saltellanti la danza si chiama Tsèstos. Troviamo tantissime somiglianze con le danze bulgare e turche e questo perché da secoli i popoli della Tracia hanno vissuto insieme nonostante le guerre ed i cambiamenti dei confini. Secondo la tradizione, prima si posizionano gli uomini e poi le donne con la premessa che l’ultimo uomo dev’essere imparentato con la prima donna.

La Klandestina

La Mazurca  è una danza di coppia con ritmo ternario diffusa in tutta l’Europa. La coppia compie dei giri come nel valzer ma la musica ha degli accenti ritmici peculiari sul secondo tempo; può avere una chiusura piuttosto secca della sequenza di ballo, dipendendo dall’andamento che le danno i musicisti.

Una volta era uno dei balli più famosi del liscio, adesso è la danza cult del folk: la mazurka.

La mazurca francese che ha preso piede nel movimento folk neo trad è diventata un ballo molto sensuale, ha lasciato da parte quasi del tutto la parte ritmica (pur mantenendo l’accento sul secondo tempo) , è diventata qualcos’altro.. E’ un momento intimo, richiede affinità, complicità, sintonia e abbandono. Piace soprattutto ai giovani – ho sentito annunciare la mazurka come “è arrivato il momento limone!” – ma è molto amata anche da chi ha i capelli brizzolati. C’è anche chi storce il naso, ma nel folk c’è posto per tutti.

E poi la mazurca prende la K e diventa klandestina. In tante città gruppi spontanei hanno dato vita ad appuntamenti di danza notturna dove la mazurka diventa protagonista – pur accompagnata da altre danze . A Brescia questo appuntamento di ballo , passione ed anarchia è stato iniziato dai Giravoltati, incontrandosi nei parchi, in Broletto, sotto la Loggia o nella spettacolare cornice del Castello.

Sul sito di giornalismo indipendente Italia che cambia si può trovare la storia della Mazurka klandestina attraverso le parole di Diego Cantore, una faccia nota per chi frequenta il bal folk perchè fotografo di tanti concerti o feste. Qui sotto il link, leggetelo tutto perchè è veramente interessante.

Buona vita e buone danze.

DI CHE TRIBU’ SIAMO? Giuliana

Durante la quarantena di primavera ne ho approfittato per approfondire la mia conoscenza delle danze basche e ho parlato a lungo con Sabin Bikandi, etnomusicologo, suonatore e dantzari della zona di Bilbao. Mi ha posto questa domanda che in questi mesi non mi ha abbandonato

 “Sono nato in un piccolo paese diviso tra due imperi, Francia e Spagna, e per farci capire rapidamente, mi sento come uno degli ultimi indiani in Europa. La nostra cultura è bastarda, come qualsiasi altra, ma ci sono molte cose che abbiamo fatto nostre e come le sentiamo nostre, anche nella musica e nella danza. Il mio punto di vista è diverso, peculiare, strano e oso chiederti perché balli le nostre danze e non le tue, quelle della tua tribù …In ogni caso l’importante è creare spazi per la comunicazione e le relazioni in una società che spesso incoraggia l’individualismo.”

Quindi io rigiro al le persone con cui ho ballato in questi anni, la stessa domanda, proprio per mantenere uno spazio di comunicazione e la relazione, anche se in questo momento non riusciamo a ballare insieme come prima.

GIULIANA

Correva il lontanissimo 1980 ed io, quindicenne milanese, seguivo tutto quello che faceva mia cugina Benedetta: era più grande di me, aveva amici belli e simpatici, era geniale. Un giorno mi invitò a un corso di danze popolari al Leoncavallo… Con gli anni lei ha smesso, io invece ho continuato centrandomi man mano su repertori diversi: ho iniziato con le danze internazionali, ho avuto un lungo periodo dove ho frequentato musicisti delle Prealpi, mi sono appassionata alle danze spagnole, sono stata catturata dai ritmi dispari delle danze greche e balcaniche, ho scoperto i salti baschi. 

Ballo ancora perché credo di avere un fuoco interno inestinguibile. Mi piace pensare che sia l’eredità più importante ricevuta da mio padre: non ho quasi fatto in tempo a conoscerlo ma tutte le persone che incontro e che l’hanno frequentato mi dicono “Che bravo ballerino era tuo padre! Come ci divertivamo con lui!” Le musiche tradizionali poi mi fanno viaggiare per il mondo, e di mio io sono sempre curiosa di assaggiare nuovi piatti, scoprire nuovi paesaggi, ascoltare nuove lingue. E soprattutto mi piace far festa.

In genere le danze che preferisco sono quelle che ho vissuto con un forte coinvolgimento emotivo: alle due estremità dell’Europa ci sono i miei repertori preferiti, con fortissimi ricordi legati ai viaggi e alle persone conosciute sul posto. Nella penisola iberica jotas, fandango, seguidillas sono danze che, dove pur senza toccarsi, creano una altissima complicità di coppia e hanno una ritmica pulsante che mi cattura; in Grecia mi sono sentita parte di un unico respiro, un movimento unico che dà forza. Dovendo fare un nome mi viene da dire Kavodoritiko, ma anche le danze del Ponto con il loro ritmo ipnotico sono per me irresistibili. 

La danza non è solo grazia e leggerezza ma anche energia. Io adoro guardare gli uomini ballare, sono bellissimi! E non credo di essere l’unica che la pensa così. Se gli uomini ci leggessero nella testa ballerebbero molto di più. Nelle culture dove la danza popolare è ancora viva gli uomini esprimono la loro energia e il loro carattere ballando, è un loro linguaggio tutto speciale.

La pandemia del Covid ha bloccato tutti e non ne usciremo uguali: chi ha una tradizione (musicisti, feste tradizionali, una comunità viva) riuscirà a farla ripartire piano piano, ma altrove si perderanno molte cose…nel balfolk l’età dei ballerini aumenta e molti si perderanno per strada. Se non ci sarà un nuovo interesse verace il folk diventerà un ottimo argomento per studi di etnomusicologia.

Torna OpaZoom!

La situazione sanitaria va via via peggiorando e pur avendo preparato il corso di danze popolari secondo i protocolli richiesti preferisco sospendere gli incontri al Cipiesse e tornare alla modalità on line. Lo faccio a malincuore ma so che allo stesso tempo persone che non potevano seguire le nostre danze perchè troppo lontane in questa maniera potranno far parte del nostro “carrozzone”.

Chi desidera aggregarsi quindi scriva a 16fandango@gmail.com oppure mandi un messaggio WhatsApp al 3407781096. Vi manderò il numero ID del meeting e la password.

Ce la mettiamo tutta… stay tuned!

Lo scalettificio: Balla con Bagaretta

Parliamo di musica popolare da ballo e introduciamo il personaggio di Bagaretta. Chi era Bagaretta? si chiamava Oreste Gardelli (1875-1947) ed era un famoso organettista imolese che svolse 50 anni di onorevole attività musicale.  Solo musica per ballare. Juan Carlos Battilani, il nostro Bagaretta del 2000, ci propone un serial in nove puntate sul tema “Comporre una scaletta”. Tutta la serie “scalettificio” si trova nella pagina dedicata alle danze BALLA CON BAGARETTA: se si sfoglia all’indietro si trovano tutte e 9 le puntate dove, partendo col pretesto della scaletta di una festa a ballo, racconta la storia dei suoi gruppi musicali dal 2000 al 2020, con i rispettivi repertori. Contengono tutti i balli che Juan Carlos Battilani ha incontrato nella sua vita e che a me piacerebbe ballare …non so quando…

Vi propongo dalla su pagina alcune simpatiche riflessioni.

In 99 casi su 100 un animatore di festa fa una scaletta al volo, a seconda dei partecipanti, della età media, del luogo (pista da ballo? erba? asfalto? le situazioni sono molto diverse) e dopo uno stage bisogna mettere le danze recenti per consolidare la memoria, tutti fattori volatili…

Insomma, la scaletta è importante, meglio meno improvvisazione e un filino di maggiore impegno da parte dei ballerini, che, sapendo la scaletta, prima del “rito” abbiano almeno una idea di ciò che si va a fare. “Ma si balla bene anche senza scaletta!”, dicono taluni. Certo, poi si scopre che dopo cinque anni le danze che girano sono sempre le stesse….

Adesso ci si mette anche il COVID19, ovvio…non si balla, che faccio io? Come “transfer” freudiano scrivo scalette. Scalette che si potrebbero fare, ma non si fanno o non si faranno, cionondimeno sono un modo di ripensare musiche belle o bellissime, le rispettive coreografie, un modo per fare ricerca anche in situazioni di stallo.

I parametri con cui si può costruire una scaletta implica il decidere se una danza è facile/difficile; riposante/impegnativa; classica/innovativa.

Poi come <stile> entra in gioco il fattore <provenienza geografica>. Vediamo singolarmente i concetti.

Facile/difficile – In tutti i festival i programmi delle danze in genere recano delle stelline, da una a tre, che significano principianti/intermedi/avanzati, ciò che potrebbe grosso modo significare, <primo anno di danza>, <dal secondo al quinto>, <oltre il quinto anno di pratica>. Logico che, essendo la predisposizione di ciascun individuo diversa, c’è chi al primo anno può affrontare le “tre stelle” e chi fatica dopo sette anni a ballare bene le “due stelle”. Detto ciò io, nel mio listone generale, non ho messo stelle alle danze per difficoltà tecnica, le ho solo classificate in: “non fa sudare”; “fa sudare”; “fa schiantare”…mi è capitato di dire un titolo a chicchessia, una danza che io consideravo difficile, e sentirmi dire “è una cavolata, basta che fai così e cosà…” alias “è difficile ciò che non sappiamo”, “è facile ciò che abbiamo macinato abbastanza per dire che è facile” invece le calorie che ti richiede una danza, quella non è questione di gusto…è un dato misurabile.

Riposante/impegnativa – Col discorso del “sudore” ho già anticipato che in scaletta ci devono essere di queste e di quelle, in giusta dose. Però puntualizzo che nella festa, in 99 casi su 100, i ballerini fioccano dentro alla spicciolata nella prima mezz’ora, per cui io, prima di definire quali danze stanno “nel mezzo” della festa, mi occupo delle prime (la paranza, danze semplici) e cosa mettere in conclusione (happy end, danze meditative o comunque lente, per rilassamento)

Classico/innovativo – Dipende da chi c’è in sala, per ballerini “standard” metterei il 90% di “le solite praticate”, se invece c’è gente esperta allora 50/50 tra danze note e “da sperimentare”, ma che si possono seguire al volo senza tante spiegazioni, perché una festa non è un corso di danza.

Succede che nei primi due anni si balla “di tutto un po’” ma dopo vedi che certuni/e seguono solo la cerchia del “ballo regionale” altri vanno solo nel “franco-occitano” altri ballano solo “irlandese” altri solo “israelo-balcanico” quindi applicano nel loro percorso di specializzazione il criterio <geografico>.

E qui aggiungo le mie riflessioni su ciò che vedo intorno a me nel settore danza folktrad-inspired. Ho diviso le danze in Degà e Dadà (là per facilità di pronuncia). Con DEGA’ intendo D-anza E-tnica G-enuin-A’. Proprio come esistono in cucina prodotti genuini e prodotti industriali. Invece con DADA’ intendo DA-nza D-erivat-A’. Immaginate degli etnogenuini e etnoderivati.

Tutto ciò che trae spunto da una DEGA’ e ne costituisce una evoluzione, (a parere di molti una involuzione) è DADA’. Ci troviamo a fronte di una materia leggermente o fortemente mutevole. In una comunità che danza in modo genuino le varianti sono poche e vengono accettate perché qualche ballerino abile inventa qualcosa di nuovo, ma che non stravolge una struttura, perciò la comunità lo accetta. Talvolta la mutazione può essere macroscopica, come nel caso della <mazurka klandestina> che è un derivato della mazurka di Guascogna, ma la variazione è stata macroscopica, e divenuta oggetto di culto per un pubblico che con la Guascogna più nulla ha a che vedere.

Premesso ciò, esaminiamo il fenomeno di organizzazione dei movimenti di danza eseguita da più soggetti: la <coreografia>. Fin dal rinascimento, a corte, le danze venivano create ex-novo, ma in seguito venivano stravolte o mimate dalle classi meno abbienti, con movenze più goffe e strumentazione musicale diversa. È un esempio che testimonia di come una cosa creata non rimane mai pura, viene <contaminata>…fino ai giorni nostri, ovviamente. Il coreografo è un ballerino professionista, autorevole nel suo campo, che si è creato una cerchia di estimatori, e che fa delle proposte. Può succedere che queste <novità> si espandano come macchia di olio nell’acqua… talvolta in modo naturale, talvolta pompate ad arte dalla industria discografica fino a divenire – in certi casi – danze <popolari> in senso stretto, per la loro natura <mediatica> o <industriale> (ne siano esempi il twist, lo shake, halli- galli o il ballo del qua-qua).

Quindi- (e lasciamo da parte la line-dance che pur essa appartiene al mondo della danza industriale) ci sono in giro migliaia di danze create da coreografi che hanno tratto ispirazione dalle DEGA’ per farne delle DADA’. Io ballo esclusivamente queste ultime, e cito un altro esempio: le israeliane create negli anni ‘50 e ‘60 appartengono a questo gruppo, poiché sono il frutto di un <progetto di integrazione> per “cementare” insieme comunità eterogenee di ebrei provenienti da continenti diversi.

Chi sono gli attori in questa partita di danze popolari? Per le DEGA’ abbiamo la ricerca etnomusicologica ed etnocoreutica, che comincia con le descrizioni settecentesche, seguite poi da una trattatistica già vagamente scientifica nell’800, che prosegue poi nel ‘900 (per il territorio che abito io posso citare G. Ungarelli e F. Balilla-Pratella nel début du siècle) e che prosegue poi nel dopoguerra con le diverse “scuole” a voi tutti note.

Questi <accademici> studiano il fenomeno, possono attestare la “genuinità” o meno di certi “modi” e ciascuno analizza una porzione di territorio limitata poiché i saperi, le lingue, le musiche sono quantità immense di dati da elaborare e conservare.

I ballerini… chi sono costoro? Praticanti, che ballano, talvolta discutono, ma soprattutto sono il nòcciolo del frutto perché non esiste la storia dell’arte prima che esista una “opera” da analizzare, incasellare, criticare, esaltare, studiare. Ci sono tante tipologie ma io mi limito ad osservarne tre: i <ludici> vogliono divertirsi e stop; gli <atletici>, spesso giovani ed esuberanti che mostrano i limiti inverosimili che si possono raggiungere con il corpo in movimento- spesso provengono da accademie di danza o hanno raggiunto il successo lavorando in ensembles folkloristici; i <collezionisti> che -come me ballano- ma studiano anche le fenomenologie della danza.

I coreografi… sono coloro che hanno fondato scuole di danza, che tengono lezioni e seminari in giro per il mondo, invitati da club dove c’è un pubblico di danzatori <ludico-atletico-collezionisti>

I divulgatori…sono persone che si muovono in migliaia di piccole comunità che raccolgono, insegnano, curano la danza con una motivazione sociale, o musicale, o anche economica, nel senso che organizzano eventi e quindi svolgono un “lavoro” retribuito.

Dunque, il progetto SCALETTE è giunto al traguardo, e lo potete trovare sulla pagina Facebook BALLA CON BAGARETTA: 15 scalette, ma soprattutto tante considerazioni e contesti su cui riflettere…prendetela come una soap-dance-list, divertente leggere e dire ” questa la so, questa no…” stay tuned!

Grazie Gian Carlo per aver condiviso con noi questo patrimonio di ricordi e riflessioni.

Brescia, avvio del corso di laurea in Musicologia

Vi segnalo un’importante novità del Conservatorio “Luca Marenzio” di Brescia per l’anno accademico 2020/2021: l’avvio del corso triennale di laurea in Musicologia “Discipline storiche, critiche e analitiche della musica”.
L’avvio è subordinato alla (assai probabile) approvazione da parte del Ministero e all’iscrizione di un numero minimo di studenti.
Segnalo che, accanto alle discipline canoniche, figurano nel piano di studi “Etnomusicologia” (primo anno), “Sociologia della musica” e “Storia delle musiche afro-americane” (secondo anno), peraltro frequentabili da studenti esterni come accaduto per Etnomusicologia nel 2019.
Gli studenti che intendono iscriversi al corso di laurea devono superare un esame di ammissione valutativo di competenze musicali di base e conoscenze di storia della musica.
L’iscrizione all’esame di ammissione è possibile sino al 31 ottobre 2020.


Trovate tutte le info nel sito del Conservatorio al link:
https://www.consbs.it/ammissione-al-corso-di-triennio-in-discipline-storiche-critiche-e-analitiche-della-musica/

Danze dalla Tessaglia

Giusto per sognare la meravigliosa atmosfera greca, le isole che ci accolgono d’estate, il magnifico suono del buzouki, della lira e del baglamas, il dolce strumento a forma di fico, vi propongo un testo del gruppo tratto dalla loro pagina Facebook: “ogni settimana un breve racconto sulle tradizioni greche, i costumi tradizionali, le musiche popolari, gli strumenti musicali, i balli, le feste e le usanze secolari di tutte le regioni elleniche! Scoprirete con noi i simbolismi e le bellezze della cultura greca popolare in modo autentico ed originale!” per chi come me ama la musica e la danza greca una vera manna!

Karagouna

INTRODUZIONE ALLE DANZE DELLA TESSAGLIA
Le danze tradizionali della Tessaglia sono prevalentemente lente e maestose. Troviamo ovviamente differenze da zona in zona e questo perché la Tessaglia confina con tante altre regioni geografiche quindi la sua tradizione musicale e coreutica si è influenzata tanto. In Tessaglia troviamo balli con ritmi binari, ternari, quaternari, composti (6/8, 7/8, 9/8) e misti, balli in cerchio, liberi o in copia. Oltre ai balli classici della pianura (sirtòs in tre, sirtokalamatianòs, kanghèli, beràti, tsàmikos, danze sui generis) troviamo numerosissime danze di stile epirota (ossia della regione dell’Epiro) sulla zona montuosa del Pindo (singathistòs, sirtòs in due, skòrpios – ossia “libero” –, klistòs – ossia “a cerchio chiuso” – e danze sui generis) mentre altre danze hanno uno stile più “isolano” soprattutto nelle zone di Magnesia e del Monte Pèlio (sirtòs, antikristòs, danze miste e sui generis). Merita evidenziare la ricca e secolare tradizione musicale-coreutica dei villaggi latinofoni della zona montuosa di Trikala (sirtòs, tsàmikos, singathistòs, danze miste e sui generis), dei paesi dei nomadi ellenofoni Sarakatsàni e delle popolazioni autoctone dei Karagùni della Tessaglia occidentale (sirtòs, tsamikos, danze sui generis).
Migliaia sono le canzoni che accompagnano questi balli e di contenuto vario (canzoni d’amore, della vita quotidiana, del lavoro, delle feste pagane e religiose, della natura ecc); inoltre tante musiche hanno proprio origini bizantine.

Grembiule della Tessaglia


Esistono anche tantissimi villaggi con popolazioni greche immigrate dall’Asia Minore, dal Ponto, dalla Cappadocia, dalla Tracia orientale e settentrionale che mantengono ancora oggi le proprie tradizioni.
In passato gli uomini festeggiavano separatamente dalle donne e solo in poche occasioni le feste erano miste come nei matrimoni o nella grande sagra del paese. Le donne cantavano e ballavano in varie feste come quella delle “Lazzarine”, della Venerazione della Santa Croce, del Natale, della Madonna, nei battesimi, nei matrimoni e in ogni occasione della vita quotidiana come nel lavaggio dei tappeti, nella vendemmia, nella mietitura o nella raccolta.


I costumi cambiano sia da zona in zona, sia tra montagna e pianura sia tra ricchi e poveri; di particolare bellezza quello delle Karagùne (vedi foto), del paese di Drimòs (zona di Elassòna) e del Monte Pèlio.
Atanasio Vlatso e Giorgia Papou

10 luglio: è di nuovo possibile ballare! lo faremo?

La ripartenza delle feste, della musica, della danza popolare avviene con l’inizio di quest’estate, alcuni ansiosi di ballare e suonare di nuovo insieme e altri preoccupati per il futuro incerto e il rischio del contagio. Sono saltati sia i grandi festival che le feste della tradizione (per citarne due tra le più famose i falò di San Giovanni, i Sanfermines di Pamplona e il Gran Bal Trad di Vialfrè o il festival di Gennetines) ma dal 10 luglio finalmente torna la possibilità di ballare, di partecipare a sagre e feste, di praticare attività fisica con contatto.

Ogni regione (e per chi viaggia ogni paese) ha le sue norme da rispettare e in base a quelle ci si organizza per cercare di riprendere ad incontrarsi nel rispetto delle regole e degli altri. Il folk raramente crea grandi assembramenti e questo sicuramente ci consente maggiore attenzione e anche una certa spontaneità.

Al momento nella nostra zona ci sono degli incontri spontanei e informali in centro a Brescia o in collina a casa di amici.

Il venerdì sera a Carpenedolo il gruppo Girovagando si trova con incontri aperti a tutti gli appassionati di danze popolari nello spazio esterno della palestra Atene 94: un’occasione ghiotta per imparare danze russe, greche, gipsy, armene e riballarne altre a richiesta.

L’estate sarà anche l’occasione per riflettere un po’ su noi stessi e per imparare nuove cose o approfondire vecchi repertori. Questo è sicuramente quello che farò io approfittando della pace tra i monti, ma altre occasioni ci saranno per chi vorrà partecipare agli stage che alcune associazioni sono riuscite a mantenere in programma, come Estadanza con le proposte dedicate al Sud Italia o i maestri di danze greche che ci invitano a ballare con loro nella bellissima Grecia.

E poi si guarda al futuro: cosa ci porterà settembre? abbiamo imparato a seguire alcuni appuntamenti on line, ci attrezzeremo nelle nostre sale per riuscire a continuare a proporre il ballo tradizionale, cercheremo di trarre qualcosa di buono da questa bruttissima esperienza della pandemia, modificando qualche nostra abitudine per continuare con il folk nel cuore.

Dalla Castiglia ai Pirenei

In questo periodo di quarantena in cui non è stato possibile ballare, seguire concerti, incontrasi, è stato però possibile approfondire alcuni aspetti dei repertori che più ci piacciono. Molti di noi conoscono Beatrice Pignolo, la Bea dalla inconfondibile chioma fiammeggiante, la sua leggerezza ed eleganza nel ballare, la sua passione iberica. Su invito di Gabriele Coltri per il Bellezzafolk ha scritto questi appunti super interessanti su musiche e danze del centro e del nord della Spagna.

Per chi non conosce la danza tradizionale la Spagna è solo Flamenco, per la maggior parte di chi segue il balfolk si arriva al fandango basco, ma la penisola iberica ha una cultura ricchissima di balli popolari che vale la pena di riscoprire anche grazie ai gruppi che amano riproporre la tradizione. Sardana, bolero, paso doble, chotis, muñeira, jauzi o salti, sevillanas, seguidillas, danze in fila o in catena, una varietà immensa, con musiche bellissime, spesso accompagnate anche con strumenti casalinghi (pestelli, pentole, bottiglie di anice…) La jota e il fandango, danze gemelle, fanno la parte del leone, e ritroviamo il loro ritmo con accenti e colori diversi un po’ in tutta la penisola, sia nella musica popolare che in quella colta. Beatrice ha saputo riassumere in questi appunti per il Blog del Bellezza tante informazioni e link che sono una manna per chi come me ama questo repertorio. Dalla Castiglia ai Pirenei leggiamo dunque cosa ci consiglia:

“Sono appassionata in primis della storia e tradizione della mia terra, amo la cultura che conosco « per nascita » e continuo ad approfondire le mie conoscenze, ma sapete che sono anche appassionata di musiche e danze dalla penisola iberica, dove spesso ho riscontrato similitudini negli strumenti musicali, negli abiti tradizionali, nei gioielli, nelle abitudini familiari. Siccome per ora tutti i miei progetti sulla ennesima visita di certi territori sono sfumati, vorrei condividere con voi una trasmissione televisiva della Radio Televisión de Castilla y León« Con la música a todas partes », trasmissione che è stata condotta in passato da un caro amico, Daniel Peces, folclorista di comprovata autorità e conoscenze.
La cosa incredibile è vedere in televisione una trasmissione così ben fatta e attenta sul folclore locale. Si parla di tradizioni, di musica, di danza, di canto, di tanta cultura immateriale che dà a questa trasmissione un grande valore. Essendo in Italia, potremmo immaginare che RAI3 preveda un programma per parlare della cultura nelle nostre regioni. Invece al massimo da noi c’è qualche piccola TV che ti fa vedere la gente che mangia e beve in qualche discoteca dove si suona liscio, o quelle trasmissioni dagli studi televisivi con i finti piemontesi e le orchestre rigorosamente in playback.
https://www.youtube.com/results?search_query=%23ConLaM%C3%BAsicaATodasPartes

Se invece preferite il mondo Basco, in questi giorni mi sento di raccomandarvi un canale youtube, Aiko Taldea https://www.youtube.com/user/aikotaldea/featured qui potete trovare quasi ogni giorno una diretta a cui potrete collegarvi per seguire chi propone le danze proprio in quel momento, altrimenti potrete ballare da casa vostra un poco di salti attingendo alla proposta musicale che trovate nel canale, Andate nella sezione video e troverete delle splendide playlist musicali

https://www.youtube.com/user/aikotaldea/videos

In Piemonte siamo abituati a fruire esclusivamente delle musiche suonate dal bravissimo Patxi Perez nei suoi CD (credo non solo in Piemonte) ma in queste playlist troverete esecuzioni musicali di vario tipo. La playlist «soken dantza» per una esecuzione moderna e inconsueta, soprattutto per lo strumento musicale usato, la chitarra (avete mai ascoltato/danzato una jota basca (fandango) o una porrua (arin arin) suonata con la chitarra https://www.youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_mGMZivLI5rncxXFuu5bz5TG0k8_czbazoPlaylist con sonorità più tradizionale è « Bikaña”, ance doppie e tamburo. Amo in particolare gli ultimi due brani, l’arin arin e la martxa Molto diversa dalla ricchezza di strumenti che troviamo nei cd.
https://www.youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_mtxOE9x2SBZ6xPOg8Va9FKBabQ72OJos0

Se volete ballare un poco di salti nel vostro salotto la playlist « Urraska » è quella che fa per voi https://www.youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_l2_Hj03V3OrNZ59DmAwDwyIp9TH2aKr8s

https://www.youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_kFp5fo_ShgRc0LG98c3ZGJ0iJS-_u99cU

Per un ascolto davvero vintage, immergetevi nella playlist “fasioren mendea”, e godetevi i fandango che ci troverete. Vi lascio con un’ultima playlist un poco pazzerella come quella di Oskorri, dove troverete anche la musica delle 4 figure di kontradantza della Navarra che mi sarebbe piaciuto farvi provare durante le serate del corso che purtroppo non abbiamo potuto fare.”

Come vedete informazioni preziosissime e succulente: grazie Bea!

“Congo a GOGO”, di Cristina Zecchinelli

Se da un lato questo periodo di chiusura ci ha impedito di incontrarci per ballare dall’altro è stata un’occasione per avere il tempo di approfondire temi e aspetti delle danza che ci appassionano.

Il Bellezza folk di Milano ha pubblicato in questo periodo alcuni contributi superinteressanti su alcune delle danze che più amo e che per mi piace conservare in questo blog, rilanciando le informazioni e augurandomi che altre persone si incuriosiscano ed apprezzino la lettura di questi approfondimenti.

BELLEZZAFOLK·MERCOLEDÌ 6 MAGGIO 2020

Cari ballerini,

che periodo strano… non possiamo incontrarci e danzare insieme, e chi l’avrebbe mai detto!

Speriamo che tutto questo passi in fretta, e soprattutto che non lasci troppi danni…

Dal 22 aprile avremmo dovuto trovarci nella storica sala dell’Arci Bellezza per il corso “Congo a Gogo” dedicato alle danze della Guascogna, danzare insieme alcune coreografie di congo meno diffuse e approfondire l’ormai famoso Captieux.

Ho dedicato molti anni allo studio delle danze della Guascogna, che da sempre mi hanno colpito più di tante altre.

Il mio maestro di riferimento è sempre stato Pierre Corbefin, figura molto autorevole nel campo della danza e del canto tradizionale della Guascogna, insieme a Philippe Marsac.

Penso che le danze guasconi abbiano un fascino particolare, per il loro movimento così morbido e nello stesso tempo intenso, che Pierre definisce “uno stile caratterizzato da leggerezza e solennità allo stesso tempo”. La danza è strettamente legata alle melodie con i suoi particolari accenti, possono essere dolcissime, briose o piccanti, e ai numerosi canti che raccontano storie strambe, allusive, o le particolari “canzoni del 9”.

Su invito dell’Associazione BellezzaFolk, che ringrazio, cercherò di scrivere qualcosa su questo repertorio e darvi qualche spunto per approfondire.

I congo sono coreografie originarie dell’antica Guascogna, una regione che comprendeva una zona del sud della Francia. Oggi il nome Guascogna è rimasto solo per il golfo.

I congo hanno origine dai rondeaux, rondeu in guascone, la forma di danza più “anziana” danzata in catena, e fanno parte della famiglia dei branle, che a loro volta si pensa si ricolleghino agli antichi branle del Rinascimento.

I rondeaux in catena un tempo erano accompagnati dal canto, ma la pratica della danza sul canto si è interrotta all’inizio del XX secolo. La catena si è poi mantenuta, ma il canto è stato sostituito dagli strumenti musicali. Alla fine della Seconda guerra mondiale la catena si è spezzata in quartetti o in coppie, mantenendo però la progressione sul cerchio come nella catena, con i quartetti o le coppie in processione. Successivamente, per l’influenza delle contraddanze, sono arrivati i quartetti in schiera, come i congo.

L’inchiesta condotta dagli anni 60, nella zona delle Landes a ovest e del Savès più a est, ha rilevato che la pratica della danza tradizionale viva e spontanea già non esisteva più, non aveva superato la seconda guerra mondiale, in molte zone si è arrestata alla prima guerra. Infatti, durante le ricerche hanno potuto vedere danzare i rondeaux solo su richiesta, e solo da anziani. La danza, appresa in modo naturale fin dall’infanzia osservando e affiancando gli anziani della comunità di appartenenza, non esisteva più, e tutto è cambiato.

I congo sono danzati in quartetti, formati da due coppie, e presentano coreografie più o meno complesse, a volte nominate con il nome del paese dove sono state raccolte.

Generalmente vengono danzati con un passo di rondeaux, adattato alla coreografia, solo alcuni con un passo di polka. Due coppie si incontrano e “mariti” e “mogli” si scambiano, si rincorrono, si sfiorano, si evitano e si cercano, in un gioco di sguardi ed intrecci, per poi ritrovarsi… ciascuno a “casa propria” nella posizione di partenza.

Le coreografie presentano degli spostamenti che devono essere eseguiti con particolare sincronia, per poter costruire l’armonia nella sequenza degli scambi tra danzatori. Questo però è possibile solo se gli stessi danzatori hanno prima appreso e consolidato il passo, con la sua caratteristica dinamica generata dalla propulsione. Questa dinamica, generata dalla spinta del corpo dal basso verso l’alto, è tipica delle danze guasconi, ma la si può trovare anche in altri repertori.

Per approfondire l’argomento credo sia meglio far parlare il Maestro. Aprendo questi link potete leggere due interviste a Pierre Corbefin, tenute da Tiziano Menduto e Anna De Biasio pubblicate sul sito dell’Arci Bellezza, che ci racconta come la ricerca sul campo abbia portato a considerazioni e riflessioni complesse.

http://web.tiscali.it/bellezzafolk/ricerca/corbefin%20indice.htm

http://web.tiscali.it/bellezzafolk/ricerca/corbefin.htm

Qui trovate un’altra intervista a Pierre realizzata a Vialfrè nella quale ci parla della danza.

Ecco alcune coreografie di congo:

Congo de Captieux con Pierre e Philippe:

Congo de Luxey con Pierre e Philippe

Congo de Vert:

La Musica:

Inizialmente le danze erano accompagnate solo dai canti ed erano gli stessi danzatori a cantare, spesso con un canto a risposta, un cantore iniziava una strofa e il coro la ripeteva.

Gli strumenti tradizionali che ancora oggi vengono utilizzati sono: il Tambourin, chiamato anche “tum tum” e il Flabutas, un flauto a tre buchi che viene suonato con una sola mano dallo stesso suonatore di tum tum. La boha, la cornamusa guascone e il violino. Si sono poi aggiunti altri strumenti, come l’organetto.

Le raccolte del Conservatoire Occitan:

https://www.discogs.com/label/774287-Collection-Discographique-R%C3%A9gionale-De-Midi-Pyr%C3%A9n%C3%A9es

Pierre Corbefin:

https://www.discogs.com/it/artist/2920485-Pierre-Corbefin

Xavier Vidal

Per ascoltare alcuni musicisti storici:

Gasconha Plus

https://www.last.fm/it/music/Gasconha+plus/+albums

Ad’Arron:

Verd e blu

Il canto

Nella ricerca sul campo si è potuto appurare che il canto che accompagnava il ballo si è interrotto all’inizio del XX secolo, ma si è conservato un vasto patrimonio di canzoni tradizionali.

Nei canti guasconi spesso si raccontano momenti di vita o fatti molto bizzarri, a volte le frasi sono allusive o con doppi significati, ma tutte le parole devono “suonare” in modo appropriato per dare il giusto accento.

Nelle “canzoni del 9” la strofa si ripete cambiando solo il numero in sequenza ascendente. Il numero 4 non viene mai nominato, dicono che non ha un suono appropriato, ma in realtà non è considerato un numero fortunato.

L’album di Pierre Corbefin e Philippe Marsac – Bal gascon à la voix

https://www.discogs.com/it/Duo-Corbefin-Marsac-Bal-Gascon-A-La-Votz/release/9593201

Renat Jurié e Xavier Vidal

Peire Boissiere

https://www.peire-boissiere.eu/

E infine per cantare insieme: Au castèth de Monsur Montèth (Congo)

Au castèth de Monsur Montèth, Au château de Monsieur Montaut,

I a nau* crampas, i a nau* crampas Il y a neuf chambres, il y a neuf chambres

Au castèth de Monsur Montèth, Au château de Monsieur Montaut,

I a nau* crampas e un crampet. Il y a neuf chambres et une chambrette.

Anèm donc, bolegatz lo pè, Allons donc, remuez le pied,

Qu’avètz l’aire, qu’avètz l’aire, Vous avez l’air, vous avez l’air,

Anèm donc, bolegatz lo pè, Allons donc, remuez le pied,

Qu’avètz l’aire trufandèr ! Vous avez l’air malicieux !

*nau, ueit, sèt, sies, cinc, tres, duas, ua.

Arrivederci a presto! CIAO!